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Direttore Caritas Diocesana Tortolì - Lanusei
PUBBLICATO IL: 21 LUGLIO 2022
I temi trattati durante la video intervista sono:
Povertà Culturale
Covid e Ripartenza
Progetti della Caritas
Mezz'ora con... affronta il tema della povertà culturale, del fenomeno della povertà del lavoro e dei progetti che la Caritas di Lanusei - Tortolì ha messo in campo per far fronte a questa emergenza, dopo il Covid.
Il Direttore della Caritas di Lanusei - Tortolì, Don Giorgio Cabras, ha risposto alle domande di Alessandro Germano del team di CariGest.
Se vuoi puoi anche leggere la trascrizione dell'intervista in questa pagina o ascoltarla sul nostro Podcast Spotify
Di seguito puoi leggere la trascrizione dell'intervista
Alessandro: "Mezz'ora con..." è lo spazio di CariGest dedicato a incontrare chi, come il nostro ospite di oggi, Don Giorgio Cabras, svolge un ruolo sociale importante offrendo la propria opera e il proprio contributo per fare la differenza nella comunità.
Don Giorgio Cabras è sacerdote dal 1991, per 20 anni parroco della Parrocchia di Stella Maris di Arbatax, vice rettore del seminario, vicario generale della Diocesi di Lanusei e direttore della Caritas diocesana da ormai tanti anni.
Don Giorgio è sempre stato molto vicino alla comunità, sia come parroco che nella sua attuale carica di Direttore della Caritas Diocesana, è quindi certamente la persona più adatta a raccontarci di come il suo territorio ha affrontato, e sta affrontando, le difficoltà e le sfide che questo momento storico ci sta mettendo di fronte.
Dai vostri Osservatori avete una panoramica dettagliata della situazione del territorio e questo vi permette di essere in prima linea con gli interventi. La pandemia ha scosso l’intero territorio italiano. La Sardegna riparte ancora più indebolita dopo la tempesta del Covid?
Don Giorgio Cabras: Sicuramente sì perché stiamo parlando di una regione italiana già segnata da anni da situazioni di disoccupazione e povertà endemica. É vero che non ci distanziamo moltissimo dalle altre regioni perché ormai varie problematiche sono globalizzate, però certamente noi paghiamo lo scotto di essere un'isola. I problemi da noi, come ad esempio la Pandemia arrivano più tardi ma se ne vanno via per ultimi. In particolare riguardo la Pandemia, le conseguenze non sono state soltanto di tipo sanitario, ma anche di tipo economico, sociale, culturale, educativo. Noi ci accorgiamo di vivere un periodo davvero drammatico sotto tutti i punti di vista e cerchiamo con la nostra opera di intervenire, di essere presenti, di dare ascolto e di dialogare molto con i servizi, con gli enti territoriali, con i comuni, con le associazioni, con i servizi sociali perché ci rendiamo conto che viviamo davvero un'epoca molto difficile.
Alessandro: I nuovi poveri sono anche coloro che lavorano e nonostante ciò si trovano in condizioni di indigenza?
Don Giorgio Cabras: La povertà sta raggiungendo anche chi prima della pandemia stava bene, riusciva a sostenersi bene, a portare avanti la famiglia in maniera dignitosa senza problemi particolari. Anche le piccole imprese stanno soffrendo moltissimo di recente. Ad esempio ho avuto l'occasione di visitare proprio i luoghi dove una piccola impresa a conduzione familiare stava operando anche con successo e dopo gli anni della pandemia ora per questa impresa è un problema rialzarsi e anche perché è difficile avere crediti bancari ed è sempre più complicato poter riavviare una struttura ferma da due anni. Questa situazione sta diventando una costante. Noi stiamo intercettando nel territorio situazioni limite e quando chiediamo se i ristori sono stati utili, ci dicono che non sono stati sufficienti a poter ripartire. Oggi le imprese se non vengono supportate, ad esempio per l'acquisto di nuovi materiali o con altri sostegni, è difficile che possano ripartire.
Si tratta di un problema reale anche delle famiglie. Le famiglie monoreddito si stanno trovando in difficoltà. Ad esempio prima riuscire a pagare una bolletta di 200 euro in una famiglia di quattro persone era fattibile, adesso con il rincaro dei prezzi, con bollette più costose sta diventando invece molto complicato. Noi stiamo ricevendo spessissimo richieste di aiuto per le utenze come anche per gli affitti e mutui e siamo molto in difficoltà quando purtroppo anche a causa delle nostre poche risorse non possiamo intervenire. Purtroppo questa situazione si sta diffondendo a macchia d'olio.
La Sardegna soprattutto durante l'estate ha un'opportunità di lavoro straordinaria e l'unica industria che funziona in questo momento è quella del turismo. Però si tratta chiaramente di una prosperità stagionale e siamo sicuri che da novembre in poi l'emergenza sociale sarà molto più forte e sentita. Adesso non tutti la percepiscono però noi sappiamo di trovarci in una situazione di emergenza e in questo contesto sentir parlare anche di crisi politica è il colpo di grazia in una società che sperava di potersi riprendere.
Alessandro: Secondo i dati ISTAT la Sardegna è tra le regioni di Italia con il più alto tasso di abbandono scolastico, e nella diocesi di Lanusei in particolare la povertà educativa, unita alla mancanza di luoghi di aggregazione e alla separazione geografica tra i piccoli paesi, è stata resa ancora più aspra dal Covid 19.
Alla luce di questi dati, e secondo la sua esperienza concreta, quanto influisce l’accesso alla cultura sulla povertà? Chi resiste meglio alla crisi sono coloro che risultano dotati di adeguati strumenti culturali?
Don Giorgio Cabras: La povertà educativa e la povertà economica sono due facce della stessa medaglia, è l'esperienza che porta a dire questo. Noi ci siamo accorti che non poter accedere alla cultura e quindi non avere la possibilità di proseguire i corsi di studio, di iscriversi all'università a causa della povertà è una costante nel nostro ambiente. Per questo noi ci siamo attivati ormai già da diversi anni intervenendo proprio sul mondo giovanile e avviando anche dei progetti specifici di supporto alle famiglie con povertà economica e che si trovavano costrette a rinunciare alla formazione scolastica e culturale dei propri figli. In particolare ci siamo attivati con dei progetti distinti per permettere di dare lavoro ai genitori di famiglie in situazioni di disagio e in contemporanea abbiamo seguito i figli con il doposcuola, con delle borse di studio, con degli aiuti di socializzazione e abbiamo permesso l'ingresso anche ad esperienze culturali quali teatro, cinema a ragazzi che non ne avrebbero mai avuto l’opportunità. Oppure abbiamo dato la possibilità di poter acquistare i libri e materiale scolastico, di poter pagare gli affitti a coloro che intendevano frequentare l'università e che dunque dovevano spostarsi a Cagliari o a Sassari. Inoltre siamo intervenuti per gli studenti che facevano difficoltà ad avere dispositivi elettronici per la didattica a distanza. Anche in questo caso abbiamo assistito ad una disuguaglianza importante, questa della povertà educativa, per molti, soprattutto minori, che non potevano quindi accedere alla formazione.
Attraverso un altro progetto abbiamo permesso soprattutto ai minori di poter raggiungere uno spazio realizzato con i fondi dell'8x1000, uno spazio oratoriano con campi sportivi, biblioteche, sale con operatori qualificati per l'insegnamento ma anche per la didattica per chi ha difficoltà di apprendimento e possibilità sportive.
Questi progetti sono stati riconosciuti come altamente positivi dal nostro territorio e hanno portato risultati importanti. I minori e le famiglie si sono sentite ascoltate e accolte nelle loro esigenze.
Purtroppo è impossibile poter raggiungere tutti e noi siamo preoccupati per le drammatiche statistiche riguardo l'evasione scolastica. Per il 2023 stiamo rilanciando un progetto che vedrà impegnati molti operatori, non solo docenti, ma anche psicologi perché vorremmo andare in aiuto soprattutto a quei genitori che si trovano sempre più in difficoltà con ragazzi che non riescono a fare esperienze di libertà. Libertà, ad esempio, anche dai social e dai cellulari che sono diventati onnipresenti e sembrano togliere ogni spazio di socialità. Quindi interverremo dal punto di vista psicologico, educativo, scolastico e culturale.
Alessandro: Fin da quando era parroco Don Giorgio ha prestato particolare attenzione al coinvolgimento dei ragazzi e delle famiglie organizzando luoghi di incontro e attività per i più giovani, fino a uno degli ultimi progetti, “Si può fare”, realizzato durante la pandemia con lo scopo di offrire agli adolescenti un sostegno e la possibilità di socializzare dopo i lunghi mesi di isolamento, con il coinvolgimento anche delle famiglie.
Don Giorgio Cabras: Nel progetto “Si può fare” siamo intervenuti su quest'ambito perché gli strumenti tecnologici sono positivi ma portano con sé sempre una percentuale di rischio se diventano eccessivamente invasivi. Si rischia di far perdere la la libertà personale, si entra anche nella categoria dei vizi, nel senso che diventano una forma di schiavitù. Per questo abbiamo, grazie anche a degli operatori qualificati, alfabetizzato ad un utilizzo proficuo, equilibrato degli strumenti. Per esempio nel progetto i ragazzi stessi aiutati dagli educatori hanno realizzato proprio grazie a quegli strumenti dei documentari, hanno realizzato un film che quest'estate faranno vedere anche a tutti i familiari e alle persone interessate, raccontando proprio la loro storia di ragazzi e di giovani che hanno vissuto nella situazione degli ultimi due anni. Hanno portato in video la propria esperienza, hanno mostrato le possibilità positive ma anche i rischi.
Ci stiamo preparando anche per il 2023 proprio per un'alfabetizzazione rivolta ai genitori per poter far presenti i rischi che si corrono con un utilizzo spregiudicato dei social. Molti non si rendono effettivamente conto dei rischi che si corrono, uno dei quali è il fenomeno degli hikikomori. Di giapponese memoria, ormai in Italia parliamo di centomila giovani che soffrono di questa sindrome. Dobbiamo dunque essere molto attenti e sensibili a queste dinamiche sociali e per quanto possibile intervenire.
Alessandro: La Sardegna che produce è realmente ripartita dopo il Covid? Quali sono le maggiori difficoltà?
Don Giorgio Cabras: Sono referente regionale di promozione umana di Caritas quindi so che per esempio stanno riprendendo in Sardegna le imprese che lavorano sulla terra, quindi l'agricoltura. Anche giovani che intraprendono la coltivazione secondo le nuove sensibilità ecologiche, quindi il recupero del grano antico, delle farine antiche. C'è un movimento importante che si sta rilanciando. L'attuale crisi del grano anche con la guerra in Ucraina ha riportato, tra le altre, questa emergenza di produzione locale e di qualità.
Inoltre abbiamo una risorsa straordinaria che è quella dell'ambiente, del territorio e le imprese investono sull'accoglienza e sul turismo non solo a livello locale ma proprio a livello regionale. Quest'anno la Sardegna sta assistendo ad un boom turistico importante. É una buona notizia perché si tratta di un ingresso ingente di risorse economiche che permettono alla regione di poter vedere il futuro con meno pessimismo.
Sempre legato al settore turistico c’è per esempio il settore navale: i cantieri navali con la costruzione anche di yacht, di barche, di gommoni stanno riprendendo con risultati importanti e quindi le industrie navali stanno cominciando ad essere sempre più significative nel nostro territorio.
Poi purtroppo c'è la questione dello spopolamento della regione che riguarda soprattutto i paesi montani.
Inoltre comincia a mancare addirittura la manodopera e questo cela un fenomeno di disoccupazione da un lato e una mancanza di operai qualificati dall'altro. Anche per questo si sta rilanciando dopo anni di silenzio la formazione professionale e dunque anche nella nostra regione la speranza è che con i fondi del PNRR possano davvero ripartire iniziative e corsi regionali qualificati per professionalizzare il più possibile i giovani.
Alessandro: Come si inseriscono in questo contesto le progettualità della Caritas?
Don Giorgio Cabras: Non siamo rimasti fermi, la Pandemia anzi ci ha stimolato ad andare ancora di più incontro al nostro territorio. Ci siamo resi conto che la formazione è importantissima quindi abbiamo realizzato, sempre grazie ai fondi dell'8x1000, un auditorium di 580 posti che permetterà di fare formazione costante anche con grandi numeri. L' emergenza sociale che coinvolge i giovani e che riguarda anche tematiche di prevenzione su droga e alcol ad esempio, è sempre più grave quindi è stato importante costruire questo nuovo centro.
È stata necessaria anche la realizzazione di un centro di accoglienza per persone senza fissa dimora perché purtroppo il nostro territorio presenta delle emergenze sociali significative e accade che persone che vengono mandate via di casa perché ludopatici che hanno consumato tutti i fondi familiari economici oppure perché a causa dell’abuso di alcol hanno usato violenza suoi familiari si ritrovino per strada. Ci stiamo, dunque, preparando anche per un'accoglienza che sia anche di questo tipo.
Inoltre stiamo lavorando adesso su una progettualità finalizzata alla formazione di operatori qualificati che daranno ascolto a famiglie ferite, quindi a quelle che per esempio anche a causa della pandemia sono arrivate alla separazione, al divorzio, alle violenze dentro i nuclei familiari, agli scontri conflittuali generazionali tra genitori e figli. Istituiremo a questo fine centri di ascolto qualificati. Ci stiamo preparando poiché i primi sei mesi sono di formazione, gli altri sei mesi attiveremo questi servizi di ascolto territoriali.
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