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Poco più di un anno fa, su queste pagine, parlavamo di Intelligenza Artificiale: cos’è, se è un rischio o un’opportunità, in che modo può essere utile nel sociale.
In poco più di un anno il settore si è evoluto enormemente e le possibilità si sono moltiplicate, ma in che modo questo incide nel settore solidale?
Senza fare un’analisi tecnica approfondita possiamo dire semplicemente che le Intelligenze Artificiali, oggi, sono “più intelligenti” di prima: parlando delle IA conversazionali (come ChatGPT, per intenderci) possiamo notare che le loro risposte sono strutturate in modo che per noi umani suona più naturale, le loro interazioni sono più fluide, il tono pertinente e adatto al contesto, sono sempre più rare le risposte totalmente inventate (quelle che vengono definite “allucinazioni”, in cui l’IA fornisce informazioni senza fondamento o trae conclusioni errate).
Le Intelligenze Artificiali hanno fatto la loro comparsa anche nei motori di ricerca: ora, oltre al solito elenco di link, otteniamo anche delle informazioni immediatamente fruibili che velocizzano le nostre ricerche.
Le IA sono presenti anche sugli smartphone, come assistenti che ci permettono di tradurre rapidamente un testo, riconoscere un oggetto o un volto e svolgere molte altre operazioni in modo semplificato.
In alcuni casi le Intelligenze Artificiali conversazionali hanno anche una voce e comprendono la lingua parlata: ora le chat non sono più l’unica modalità di interazione, possiamo anche parlare con loro e ottenere risposte, come se ci stessimo scambiano dei vocali con un amico.
Sono stati fatti enormi progressi anche in campi specifici e in applicazioni tecniche avanzate, ma quanto visto è già sufficiente a comprendere che oramai anche i più restii, nel loro quotidiano, si trovano ad avere a che fare con qualche Intelligenza Artificiale.
L’uso dell’IA nel quotidiano apre una serie di quesiti dal punto di vista della privacy: ogni volta che interagiamo con uno di questi strumenti stiamo fornendo dei dati, delle informazioni, che verrano elaborati dall’IA chissà dove. E chi avrà accesso alle nostre informazioni? Qualcosa, di quello che scriviamo, potrebbe essere utilizzata nelle conversazioni che le IA hanno con altri utenti?
Sono tutte domande legittime, e le risposte purtroppo non sono così ben definite: ogni azienda fornitrice di servizi di Intelligenza Artificiale ha le proprie politiche di privacy, a volte più chiare e definite, a volte meno, ma solitamente la situazione che si configura non è molto diversa da quanto accadeva prima dell’avvento dell’IA: quello che scriviamo online va a finire su un server da qualche parte del mondo, per noi europei spesso (ma non sempre) questi server si trovano in Europa o negli USA. E probabilmente nessun umano leggerà le nostre informazioni, ma non è una certezza: la maggior parte dei servizi di questo tipo funziona in modo automatico, il che è a favore della privacy, però ci sono interventi frequenti di manutenzione e aggiornamento, e nel caso specifico dell’Intelligenza Artificiale vengono fatti anche dei controlli sulla correttezza delle risposte fornite. Manutenzione, aggiornamenti e controlli sono effettuati da operatori umani che, quindi, hanno accesso in varia misura a quello che noi utenti scriviamo e salviamo online. E no, non c’è modo di sapere se la nostra ultima conversazione con ChatGPT sarà coinvolta o meno in un processo di controllo.
La regola quindi è: non scrivere e non condividere online nessun dato sensibile o personale.
Se scrivo sui servizi comuni e più diffusi quello che scrivo potrebbe essere letto da qualcun altro. Ma è sempre così? Non ci sono alternative sicure?
In alcuni casi sì: ci sono delle alternative che possono tutelare maggiormente la nostra privacy.
Si tratta di alcuni applicativi che sfruttano l’Intelligenza Artificiale ma con delle modalità diverse, mantenendo i dati all’interno di una rete più sicura e ben delimitata, senza trasmetterli su server in luoghi indefiniti.
In questi casi l’accesso ai dati è limitato a chi si occupa della manutenzione dell’applicativo, che spesso è qualcuno che ha un nome e un volto e non un operatore sconosciuto di cui non sapremo mai nulla.
Certo, queste soluzioni sono solitamente molto specifiche, offrono un numero limitato di funzioni pensate per un certo settore e sono legate all’azienda che le fornisce, non possono quindi sostituire l’uso quotidiano dei vari assistenti o delle IA conversazionali, però a livello professionale e lavorativo possono aprire opzioni interessanti, che permettono di sfruttare la potenza e le possibilità dell’IA senza però essere costretti a condividere dati.
L’IA è una grande opportunità, può semplificare e velocizzare il lavoro in molti ambiti, anche nel solidale, in particolare potrebbe essere molto utile riuscire a sfruttare la capacità di elaborare grandi quantità di dati e di riassumerle rendendole velocemente fruibili, oppure di trarre conclusioni e consigliare interventi.
Facciamo un esempio. Tutti gli enti che forniscono sostegno, a qualunque livello, raccolgono informazioni sui propri utenti: anagrafiche, relazioni, documenti.
Il lavoro di molti operatori del sociale richiede che queste informazioni siano conosciute e vengano utilizzate per comprendere in che modo supportare l’utente, quali azioni intraprendere e quali evitare. Sembra semplice, ma quando gli utenti sono numerosi e l’ente è attivo da anni, oppure semplicemente quando c’è un alto turn-over degli operatori, può diventare un’operazione non solo complicata, ma anche lunga e ripetitiva.
Per semplificare il tutto potrebbe entrare in gioco una IA in grado di leggere le informazioni e dare all’operatore una panoramica della situazione dell’utente in poche righe. Un gran risparmio di tempo che si tradurrebbe in una maggiore efficienza dell’operatore e quindi dell’ente stesso.
Ma le applicazioni possibili sono innumerevoli: analisi previsionali dei rischi corsi dagli utenti, statistiche, suggerimenti…
L’importante è fare attenzione a utilizzare solo servizi che garantiscano la privacy dei dati.
Al momento purtroppo non ci sono applicativi adatti all’uso da parte degli enti solidali che rispettino anche i criteri di privacy di cui sopra.
Ma c’è una buona notizia: noi di CariGest, come avevamo anticipato più di un anno fa, abbiamo lavorato a un’integrazione dell’IA nel nostro software gestionale per enti solidali.
In questi mesi abbiamo studiato, abbiamo valutato tutte le possibili alternative e alla fine abbiamo sviluppato un modulo IA che possa agevolare il lavoro degli operatori senza mettere a rischio la privacy degli utenti assistiti.
Il nostro obiettivo, fin dai primi moduli sviluppati per CariGest, è sempre stato quello di rendere più semplici le attività svolte dagli operatori sociali: vogliamo facilitare il lavoro “burocratico” per permettere loro di concentrarsi sulle attività più operative. Questa è la filosofia che guida lo sviluppo di ogni nuova funzione di CariGest, e vale anche per il nuovo modulo IA.
Questa funzione sarà disponibile dal prossimo settembre per un numero limitato di enti, per poi essere rilasciata per tutti entro la fine del 2025.
Se vuoi saperne di più torna spesso su queste pagine oppure segui l’evento di presentazione del modulo il 23 Giugno alle 11:00: si svolgerà in streaming, quindi potrai seguirlo dal tuo ufficio, da casa o anche dalla tua auto, avrai anche modo di porre le tue domande, alle quali risponderemo in diretta. Puoi iscriverti gratuitamente cliccando qui.
Ti aspettiamo, e per qualsiasi altra info contattaci pure!
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